Tatuaggi polinesiani, storia d’arte incisa

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Tatuaggi polinesiani © Andrea Lessona

Tatuaggi polinesiani © Andrea Lessona

Arte incisa sulla pelle, i tatuaggi polinesiani raccontano la vita. E come la vita non finiscono mai: sinuose linee ancestrali proseguono a ogni evento significativo dell’esistenza, e lo fissano, indelebile, sul corpo.

È così da sempre, forse ancor prima che questa gente attraversasse il mare. E arrivasse qui, in Polinesia. Noi occidentali ne abbiamo conoscenza grazie a James Cook che ne scrisse nel suo diario The Voyage in H.M. Bark Endeaver nel 1771, dopo il terzo viaggio a Tahiti.

L’uomo che approdò su queste terre fa una descrizione accurata di come venivano disegnati i tatuaggi polinesiani. Ancora oggi, essi hanno un significato primordiale mentre in passato erano segno di distinzione sociale e spirituale regalata dagli dei agli uomini.

Per questo i giovani non vedevano l’ora che il sacerdote tatuatore del villaggio, il Tahu’a tatau, depositario dei segreti e delle tecniche di una tradizione ultra millenaria, incidesse la loro pelle: questo significava diventare adulti, potenti, valorosi ed essere riconosciuti membri delle classi sociali più alte.

I tatuaggi polinesiani venivano disegnati a poco a poco, aggiungendo nuovi elementi a ogni momento importante della vita: il matrimonio, un figlio un’impresa di grande valore. Per le donne avevano un significato meno sacrale degli uomini.

A volte dovevano farsi tatuare le mani: senza motivi, non era loro permesso preparare alcuni cibi o toccare oggetti particolari. Inoltre solo chi aveva gli arti superiori disegnati poteva ungere i defunti con l’olio di cocco – un rituale sacro per accompagnare i morti nell’aldilà.

Anche oggi, prima di iniziare la cerimonia, i sacerdoti artisti invocano le divinità – Mata Mata Arahu e Tu Ra’i Po – per ottenere la loro protezione affinché i tatuaggi polinesiani riescano bene.

In passato i motivi più diffusi erano le forme geometriche: curve, cerchi concentrici, spirali, linee rette e punti, il sole e le stelle. Ma anche quelli che raccontavano momenti di vita sociale: combattimenti, armi, vittorie, sacrifici umani e pure uccelli, pesci e animali in generale.

I tatuaggi polinesiani potevano essere fatti sulla fronte se uno era un prete; di traverso sul volto se una persona era in lutto, sugli occhi se l’uomo era un guerriero. Ogni famiglia ha il suo tema che non può essere “ceduto” ad altri.

Così come esistono disegni proibiti perché realizzati per commemorare la morte di un membro di un particolare nucleo familiare: chi lo dovesse mai usare, andrebbe incontro a forti negatività.

Nell’esecuzione dei tatuaggi polinesiani la precisione è regola che diviene arte: perfezione fa rima con simmetria, e delle bande nere devono sempre chiudere il tattoo all’altezza dei polsi e delle caviglie. Così si bloccano le influenze negative provenienti dalle estremità, e si fermano quelle positive che iniziano dal cuore e attraversano il corpo intero.

Come ci ha raccontato James Cook, gli antichi esperti usavano una specie di bisturi artigianale oppure una piccola scure per incidere la pelle. Chiamata tatatau, aveva un manico di legno e punta fatta con il becco, l’artiglio di un uccello o il dente di un pescecane.

I colori usati per i tatuaggi polinesiani erano scuri o addirittura neri, e sfumavano nel verde e nel marrone. Carbone diluito in acqua o in olio con zucchero di canna o succo di noce di cocco originavano un inchiostro indelebile.

Prima il Tahu’a tatau disegnava sulla pelle la figura con un bastoncino carbonizzato. Poi con il bisturi, battuto con un pezzo di legno, faceva una serie di tagli e li copriva subito con i colori preparati prima.

Terminata l’incisione, il derma “ricamato” veniva trattato con succo di banana o dell’albero del sandalo, il Ahi Tutu, e tamponato con foglie e spugne per lenire l’irritazione. L’antica tecnica dei tatuaggi polinesiani non è molto diversa da quelle di oggi.

I disegni che viaggiavano sul corpo intero erano semplici con tratti vicini. Di solito, le forme geometriche ricoprivano in modo completo una parte anatomica: braccia, gambe, schiena e volto per gli uomini; mani, gambe e natiche per le donne.

La cerimonia dei tatuaggi polinesiani poteva durare diverse ore. Per comporre i motivi più complessi, però, potevano essere impiegati alcuni mesi durante i quali i Tahu’a tatau tatuavano più persone contemporaneamente.

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