Rangiroa, l’oasi della Polinesia francese

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Rangiroa, Polinesia francese

Rangiroa, Polinesia francese

Rangiroa è un’oasi dispersa nella vastità dell’oceano Pacifico, 240 isole sabbiose a formare un’esile striscia di terra circondata dal blu. È così che la vedo dall’oblò mentre l’aereo sta per atterrare ad Avatoru.

Il capoluogo di questa parte della Polinesia francese, che appartiene all’arcipelago delle Tuamotu, è anche il villaggio principale dove arrivare da Tahiti per poi partire all’esplorazione dell’atollo – uno dei più grandi al mondo.

Cielo lungo, il nome di Rangiroa in lingua locale, è poco abitata: solo 2500 persone che vivono di pesca e turismo. Ma è famosa per i suoi resort specchiati nella baia corallina e per le perle che vengono coltivate ed esportate in tutto il globo.

Almeno sin da quando l’uomo bianco è arrivato qui a imporre la sua cultura e la sua economia. Le prime popolazioni a raggiungere l’atollo nel X secolo d. C. furono quelle capaci di attraversare l’infinità del mare che divide la Polinesia dall’Indonesia.

Poi nel XVII secolo gli esploratori olandesi Jacob Le Maire e Willem Schouten si affacciarono al largo di Rangiroa e la chiamarono “Vileghen Island”. John Byron, invece, passandola durante la sua circumnavigazione nel 1765 la chiamò “Principe di Galles”.

Negli anni recenti l’inaugurazione della aeroporto dove sto per atterrare ha permesso uno sviluppo rapido incrementando il turismo e le strutture ad esso collegate. Così oggi arrivare e godere di Rangiroa è molto più facile del passato.

Se la vita dei locali è abbastanza simile a quella di ieri, alberghi e resort ospitano gente di ogni dove pronta a godere delle bellezze naturali dell’isola: da quassù mi basta guardare questa lunga e sterminata spiaggia di sabbia bianca.

E immaginare quelle più conosciute di Rangiroa, come la Blue Lagoon Motu, la Tiputa Point e l’ile Aux Recifs, famosa anche per i suoi coralli fossilizzati. Altra attrattiva da non perdere durante le immersioni.

La visibilità sott’acqua arriva sino a 50 metri. E lì, per gli appassionati, si possono ammirare pesci di ogni colore e dimensione. Per i meno avventurosi ci sono anche battelli con fondo in vetro per le escursioni in mare, proprio vicino alla barriera corallina.

Escursioni che specie gli alberghi o i resort organizzano a richiesta portando i turisti su uno dei tanti atolli di Rangiroa dove fare un pic nic e nuotare in mezzo agli squali, i famosi pinna nera.

Poi rientrati sulla terra ferma si può affittare un taxi o un ciclomotore e scoprire l’isola: quella vera dove la gente vive in case umili, basse, calde. Come il sorriso che sanno regalarti appena sbarcato all’aeroporto.

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