Isola di Moorea, Polinesia incantata

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Isola di Moorea, Polinesia francese © Andrea Lessona

Isola di Moorea, Polinesia francese © Andrea Lessona

Montagne di verde intenso declinano nel mare trasparente intorno all’isola di Moorea. Dal ferry proveniente da Tahiti basta guardarne l’orizzonte frastagliato di cime e nubi gonfie per immaginare il paradiso emerso della Polinesia.

Trenta minuti di traversata in cui i sensi si dilatano, pronti a fare entrare l’atollo negli occhi e nell’anima insieme alla sua storia e alle sue leggende: sessanta chilometri di terra vulcanica rubata all’arcipelago della Società e all’infinito dell’Oceania dove vivono 16 mila persone.

Volti fieri dal sorriso nobile, discendenti mischiati di quei grandi navigatori che staccatasi dal sudest asiatico giunsero qui: e trovarono nell’isola di Moorea un mondo nuovo che fecero loro, disegnandolo con la natura cantata e ballata secondo antiche credenze.

Come quella che questa terra sia stata la pinna dorsale del grande pesce chiamato Tahiti. Il Dio Hiro desiderava avere il Monte Rotui, e una notte lo rubò per portarlo a Raiatea. Il guerriero Pai, però, lo fermò con la sua lancia: tirata con tutta la forza possibile, attraversò quello che ora è il monte Moua puta, la Montagna bucata.

È uno dei luoghi simbolo dell’interno dell’isola di Moorea, insieme al Belvedere: dalla sua cima si gode un panorama mozzafiato, terra rubata alle nubi spinte via dal vento caldo e umido del Pacifico. Lassù si può vedere parte della laguna da sogno che come corona cinge questa terra in cui il capitano Cook sbarcò nel 1768.

La baia dove il navigatore britannico arrivò porta ancora il suo nome e insieme a quella di Opunohu è una delle meraviglie dai riflessi turchesi. Sulle loro sponde poche case pastello intermezzano il verde rigoglioso intorno.

Secondo leggenda tramandata, queste due insenature dell’isola di Moorea furono create dalla coda di una gigantesca lucertola gialla. Animale che nella lingua locale viene chiamata per l’appunto Moorea, lemma che ha sostituito l’antica parola Eimeo per definire l’Isola nel periodo pre-missionario.

Poi, arrivati gli europei, la vita cambiò e il tempo che sembrava eterno si fermò improvviso per riprendere la sua corsa verso una modernità e una fede imposta. I primi missionari protestanti si insediarono a Papetoai, dove sui resti di un antico tempio, costruirono la prima chiesa e stamparono la prima Bibbia in Polinesia.

Sino alla seconda guerra mondiale, l’economia era basata sulla coltivazione del cocco, della vaniglia e del caffé. Oggi, nonostante l’agricoltura sia ancora importante con la coltivazione di ananas e papaie molta gente lavora a Tahiti. Altri vivono di turismo: impiegati nei lussuosi alberghi e resort che ospitano i tanti viaggiatori giunti qui per le vacanze o a celebrare le nozze.

Molti di loro provano le escursioni sui due motu dell’isola di Moorea, piccoli atolli dove pranzare con i piedi nell’acqua e vedere da vicino i pesci che nuotano tra le gambe. Per i più sportivi, non mancano le immersioni, giri in barca o il nuoto con razze e delfini.

Basta poco, solo trenta minuti di ferry proveniente dalla vicina Tahiti e il paradiso dell’isola di Moorea diventa realtà.

Per approfondire:
Wikipedia
Tahiti Tourisme

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